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Luciano Gante (Trieste 3/2/1915 - Monfalcone 23/2/1993), pianista dalle grandi doti innate e didatta instancabile, aveva un particolarissimo talento per affrontare, domare e vincere l’atmosfera spesso poco intellettuale della competizione artistica. In anni in cui poche erano le lodi, pochi i premi e i vincitori, conquistò una serie di allori incredibilmente fitta: nel 1933 conseguì il diploma a pieni voti, lode e medaglia d’oro della Fondazione Busoni, l’anno dopo vinse il 1° premio assoluto al Torneo Pianistico Nazionale di Genova e la medaglia d’argento del Ministero dell’Educazione, il 5 marzo 1935 vinse il 1° premio al Concorso Pianistico delle Venezie a Vicenza e subito dopo, il 26 maggio1935, venne nuovamente premiato a Genova, ma fuori concorso perché già precedentemente vincitore. Non c’era altro da vincere, ma i concorsi, pochi, affollatissimi e senza appello avevano mantenuto quanto promesso: iniziò ad incidere per la Brunswick e per la Voce del padrone, suonò sotto la direzione di Stravinsky e di Richard Strauss.

Poi la brusca interruzione della guerra, fu convocato come tenente prima, perseguitato per la madre ebrea poi, fu in prima linea contro la confisca dell’allora Ateneo Tartini di Trieste durante l’occupazione titina; al ritorno alla normalità riprese a lavorare, dopo molti anni di pausa forzata, donando tutto se stesso all’insegnamento. Vinse la prima cattedra di pianoforte principale al Conservatorio di Trieste, una delle poche allora esistenti in Italia e in quarant’anni di insegnamento, tanti ne aveva quando andò in pensione, portò al diploma oltre 160 allievi. Luciano Gante, il pianista senza mezze misure, come l’ha definito acutamente il critico musicale Claudio Gherbitz, ha continuato a infondere, senza falsi pudori e senza ipocrisie, questa umana volontà di successo negli allievi, guidando i migliori verso gli esiti desiderati nella carriera musicale, passo dopo passo, con pazienza, fermezza, dedizione e ben celato affetto.

Molto si potrebbe dire sulle sue particolarissime intuizioni didattiche e sulla sua fantasia interpretativa, ma oggi, percorrendo le veloci autostrade dell’informazione, possiamo accedere facilmente a molti segreti un tempo gelosamente conservati entro le familiari stanze delle cosiddette Scuole; è difficile invece sconfiggere la superficialità e trovare l’entusiasmo per il sacrificio, per il lavoro senza sosta, per l’impegno con fiducia da cui il talento musicale prima e pianistico poi non può prescindere se vuole emergere con le proprie forze, senza compromessi, alla luce del sole, con l’onesto confronto della competizione artistica, antica quanto la nostra civiltà. Anche in questo Luciano Gante era un Maestro.

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